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“Il primo regolamento antisismico europeo fu redatto ai tempi di Ferdinando IV di Borbone, a seguito del grande terremoto che in Calabria uccise circa 30000 persone, nel 1783. Non è un primato qualsiasi, visto che il nostro territorio è soggetto a una costante emergenza sismica. Sono cambiate le tecnologie costruttive, certo: l’avvento del calcestruzzo armato e l’impiego dell’acciaio nelle strutture, in primis.

Deve far riflettere soprattutto il fatto che, in un momento storico tanto distante, si fosse arrivati a delineare un regolamento e un sistema costruttivo in grado di sostenere efficacemente le sollecitazioni sismiche, scongiurando il collasso strutturale. Il sovrano borbonico non fece ricorso a baracche o container, ma tenne conto delle competenze locali delle maestranze e ai materiali reperibili in loco.

Al di là degli aspetti storici e urbanistici di quella poderosa “ricostruzione”, il cuore tecnologico delle nuove costruzioni era rappresentato da un accorgimento strutturalmente assai efficace: l’inserimento nelle murature in materiale lapideo di una struttura tridimensionale lignea, così da consentire ai maschi murari di resistere alle sollecitazioni sismiche orizzontali, senza pervenire agevolmente ai tipici quadri fessurativi a “X” che possiamo vedere ancora oggi nelle nostre costruzioni a seguito di eventi sismici significativi.

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Casa di Ercolano – © Randolph Langenbach

 


 
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Palazzo del Vescovo di Mileto. In evidenza la struttura del telaio in legno contenuto nella muratura come armatura – © Randolph Langenbach

I ricercatori del Cnr hanno presentato risultati molto interessanti nel 2013 nel corso del convegno H.Ea.R.T 2013. Essi hanno dimostrato che il sistema costruttivo settecentesco borbonico può resistere a eventi sismici di una certa rilevanza e che questa tecnologia, fatti i dovuti approfondimenti e con design innovativi dei dettagli costruttivi, potrebbe essere applicata a moderne costruzioni, garantendo sicurezza strutturale agli abitanti”

Estratto dell’articolo redatto da Alessandro Cannavale
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